Linguaggio e modernità: d’Annunzio aforista (Angelo Piero Cappello)

A centocinquant’anni dalla nascita, e settantacinque dalla morte, Gabriele d’Annunzio è ancora uno scrittore che, molto più e molto meglio di altri, si presta ad una lettura non necessariamente integrale e completa.

Più facilmente, il primo contatto con un’opera di obiettiva ricchezza e complessità, come quella dannunziana, può essere avviato attraverso una sua collazione aforistica: che non è, come si potrebbe pensare, il frasario minimo o minima moralia di un d’Annunzio ‘in pillole’ o un florilegio di un d’Annunzio ‘essenziale’ e per excerpta.

Né si tratta di banalizzare la complessa operazione della lettura (o tantomeno di trovarvi un più superficiale sostitutivo) ma, al contrario, è uno strumento per avvicinare una scrittura pregiudizialmente identificata come ‘difficile’.

Cominciare ad avvicinare d’Annunzio e la sua opera, in via preliminare, per imparare a riconoscerne il profilo più autentico e più intimo (quello, per intenderci, spazzato via da un’acritica sovrapposizione di mitografie, leggende sul e del personaggio, stereotipati apparentamenti politici o infondati e fuorvianti pregiudizi storiografici) di uno scrittore che ha fortemente voluto fare della sua vita un’opera d’arte.

Anzi, di uno scrittore che ha fatto della sua arte la sua opera di vita vera.

Suddiviso in temi essenziali, il lavoro di collazione di brani brevi ma esemplificativi di temi e modi della scrittura del Vate, riducendo la citazione ad una brevità che – solo per comodità definitoria – chiameremo aforistica, rende più accessibile la visione d’insieme della scrittura dannunziana, la sua estrema attualità, la sua marcata sensibilità novecentesca, insomma la sua “modernità”.

D’Annunzio è uno dei pochi autori che, pur avendo avuto un ruolo fondamentale nella ‘canonizzazione’ della letteratura italiana del Novecento, ha dovuto subire per molti anni una esclusione o emarginazione di fatto dovuta a fraintesi apparentamenti politici, a frettolose analisi del pensiero e delle pose ideologiche.

Un lungo lavoro pluridecennale di filologi e critici, tutti egualmente animati dalla volontà di restituire d’Annunzio alla sua verità letteraria, ha finalmente reso possibile oggi il riconoscimento della importanza di d’Annunzio nella letteratura italiana del Novecento e della nostra letteratura, grazie a d’Annunzio, nell’ambito di quella europea.

Un invito, dunque, alla lettura di questo grande autore, può e deve avvenire, nei confronti di studenti e lettori ‘deboli’, anche offrendo loro una selezione di brani di opere che possano costituire solo il primo fondamentale passo verso una più integrale e completa lettura dell’opera tutta.

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