L’arte come consumo: l’attività pubblicitaria di d’Annunzio (Raffaella Antinucci)

Poeta, scrittore e giornalista, ma anche testimonial pubblicitario. La sezione si propone di ripercorrere l’attività pubblicitaria di d’Annunzio, di certo collaterale ma non meno artistica, di d’Annunzio.

Oltre che abile pubblicitario di sé stesso, il Vate, simbolo di una vita elegante e dispendiosa, fu allo stesso tempo un attivo testimonial pubblicitario e un efficace creatore di slogan.

Preconizzando i futuristi, egli impiegò più di una volta metodi pubblicitari per imporsi all’attenzione del pubblico, convinto che la réclame, lo scandalo, servivano per creare un contatto con il pubblico.

Anche per ragioni economiche, sull’esempio dei Pre-Raffaelliti inglesi, d’Annunzio sfruttò la sua celebrità per pubblicizzare molti prodotti, coniando slogan per l’Amaro Montenegro, l’Amaretto di Saronno e il Sangue Morlacco.

Battezzò diversi articoli, dai dolci (Saiwa, Parrozzo) ai liquori (Aurum), dai profumi (celebre la serie di nomi ideata per La Casa Profumiera Bolognese, tra cui L’ardore del Carso, La Fiumanella, La brezza del Carnaro, La Rosa degli Uscocchi, La liburna, Il Lauro di Laurana, L’alalà) a generi più prosaici, come le gallette, l’inchiostro, un lubrificante per automobili, perfino uno sciroppo contro il catarro.

Il suo nome resta indissolubilmente legato a quello dei grandi magazzini La Rinascente, così ribattezzati in quanto nati dalle ceneri dell’incendio che aveva distrutto i “magazzini Bocconi”.

La sua prodigiosa capacità di trasfigurare ogni cosa, d’esaltarsi e di esaltare gli altri è sfruttata con acume da industriali e da politici che la usano ai loro fini, ma anche d’Annunzio, ben consapevole degli indiretti vantaggi, d’immagine oltre che rimunerativi, e della grande risonanza che tale attività offriva alla sua opera e alla sua figura.

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