Il poeta ulisside: d’Annunzio viaggiatore moderno (Mario Cimini)

In un appunto contenuto nel Libro segreto di Gabriele d’Annunzio si legge: «Viaggiare non giova. Io conoscevo la vera Grecia prima di approdare a Patrasso e di riverire Erme di Olimpia, prima di toccare le colonne del Partenone e le maschere micenee di oro».

In realtà, lo scrittore di Pescara, nell’arco della sua vita, fu un viaggiatore assiduo, per quanto non uscisse mai dai confini dell’Europa (annullò, per esempio, varie volte un suo auspicato viaggio in America) e preferisse battere regolarmente luoghi cari alla sua immaginazione poetica.

Di certo, la sua concezione del viaggio fu alquanto particolare; nel senso che in lui l’esperienza reale era immancabilmente vissuta attraverso un velo di associazioni letterarie e il viaggiare si configurava più come un “ritrovamento” di qualcosa che era già nella memoria che come esplorazione autentica.

Tuttavia, il viaggiare di d’Annunzio è un viaggiare moderno, che emblematicamente fa della libertà di movimento non solo uno strumento di appropriazione dello spazio ma anche di maturazione e trasformazione interiore verso il pieno possesso del sé.

Ripercorrere perciò alcuni viaggi dannunziani, a partire da quello “mitico” compiuto dallo scrittore in Grecia nel 1895, in compagnia di Georges Hérelle, Edoardo Scarfoglio e Guido Boggiani, significa avere la possibilità di illuminare da un versante insolito la sua personalità umana ed artistica, di sottolinearne – anche attraverso le scarse ma comunque significative testimonianze “visive” – aspetti che collimano pienamente con certi tratti della modernità.

D'ANNUNZIO MODERNO - Università degli studi “G. d’Annunzio” Area dei Servizi Informatici: Applicativi e Web   -   Fondazione “Il Vittoriale degli Italiani” – Gardone Riviera